Il Natale ci chiama a riflettere sui migranti

Il Natale ci chiama a riflettere sui migranti

"Il piccolo Gesù - sottolinea il papa - ci ricorda così che la metà dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane".

Il Natale quest’anno, in particolare, “ci chiama a riflettere sulla situazione di tanti uomini, donne e bambini del nostro tempo, migranti, profughi e rifugiati, in marcia per fuggire dalle guerre, dalle miserie causate da ingiustizie sociali e dai cambiamenti climatici”. Con queste parole papa Francesco ha invitato, ancora una volta, a soffermarsi sul dramma di quanti sono costretti a scappare dalla loro terra ricordando che “per lasciare tutto, casa, parenti, patria, e affrontare l’ignoto, bisogna avere patito una situazione molto pesante”.
Anche Gesù, ha spiegato, “proveniva da un altro luogo” ed “è venuto ad abitare in mezzo a noi, in mezzo ai nostri limiti e ai nostri peccati, per donarci l’amore della Santissima Trinità”. “Quando l’ira violenta di Erode si abbatté sul territorio di Betlemme, la Santa Famiglia di Nazareth visse l’angoscia della persecuzione e, guidata da Dio, si rifugiò in Egitto”, ha affermato Bergoglio sottolineando che “il piccolo Gesù ci ricorda così che la metà dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane”.
A “questi drammi”, la Chiesa risponde “con tante iniziative di solidarietà e assistenza, di ospitalità e accoglienza”. “C’è sempre molto da fare, ci sono tante sofferenze da lenire e problemi da risolvere”, ha osservato il papa nel discorso agli artisti del Concerto di Natale in Vaticano. “C’è bisogno di un coordinamento maggiore, di azioni più organizzate, in grado di abbracciare ogni persona, gruppo e comunità, secondo il disegno di fraternità che accomuna tutti”, ha aggiunto precisando che “è necessario fare rete: con l’educazione, prima di tutto per istruire i più piccoli fra i migranti, cioè coloro che invece di sedere fra i banchi di scuola, come tanti coetanei, passano le giornate facendo lunghe marce a piedi, o su mezzi di fortuna e pericolosi”. Allo stesso tempo, ha continuato, occorre “educarci tutti all’accoglienza e alla solidarietà, per evitare che i migranti e i profughi incontrino, sul loro cammino, indifferenza o, peggio, insofferenza”. Per il pontefice, “fare rete con l’educazione significa permettere alle persone di rialzarsi in piedi, di rimettersi in cammino con piena dignità, con la forza e il coraggio per affrontare la vita valorizzando i propri talenti e la propria operosità”. “Fare rete con l’educazione – ha scandito – è una soluzione valida per spalancare i cancelli dei campi-profughi, consentire ai giovani migranti di inserirsi nelle società nuove, incontrando solidarietà, generosità e promuovendole a loro volta”.