Il Mediterraneo e la leadership giovanile

Il Mediterraneo e la leadership giovanile

All’ultimo evento online della Cittadella della Pace, il racconto di Clement, già leader di pace in Mali dopo un periodo di formazione in Italia: “Possiamo tutto con pazienza”.

“Il Mediterraneo è regione cruciale per la stabilità e la pace non solo per i Paesi che si affacciano su questo mare ma per tutto il mondo” Con queste parole, il noto giornalista Giampiero Gramaglia, ha introdotto la Rondine World Room, secondo appuntamento del ciclo di incontri promosso da Rondine Cittadella della Pace in diretta streaming nato con l’obiettivo di promuovere un confronto diretto tra esponenti della diplomazia ufficiale e i giovani della World House che si stanno formando come futuri leader di pace. L’obiettivo è attingere agli strumenti della diplomazia digitale per promuovere l’appello della campagna globale Leader for Peace, nonostante le molte difficoltà legate a questo periodo ma che rendono ancora più urgente la riflessione sulla leadership globale soprattutto alla luce di una nuova epoca post-pandemica globale, i cui contorni possiamo, per adesso, appena intravedere. Necessità ribadita da Silvia Colombo, Responsabile del Programma di ricerca “Politica estera dell’Italia” e Responsabile di ricerca del programma Mediterraneo e Medioriente dell’Istituto Affari Internazionali “Un’associazione come Rondine da un forte contributo all’empowermet giovanile e può contribuire fattivamente a dare l’opportunità ai giovani di sviluppare nuove forme di pensiero che potrebbe consentire loro di diventare davvero motore di cambiamento” ha affermato. E lo vediamo dagli interventi degli studenti di Rondine, giovani provenienti da tutto il mondo che hanno scelto di formarsi a Rondine per diventare futuri leader del futuro e insieme hanno lanciato la campagna Leaders for Peace. “I giovani provenienti delle aree di conflitto e post conflitto stigmatizzati come nemici dalla società hanno deciso di utilizzare le loro conoscenze, le loro esperienze e la loro diversità per sviluppare questa campagna e lanciarla”.  Racconta Sara, bosniaca, nel suo intervento. “Il nostro approccio è qualcosa di concreto, innovativo e, soprattutto, è possibile. Fondamentale nel progetto è l’integrazione dei 4 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, uguaglianza di genere, istruzione, sicurezza della pace e partecipazione dei paesi al raggiungimento degli obiettivi.

Dopo il primo incontro dedicato alle Americhe la Rondine World Room n°2 ha visto un focus sul Mediterraneo da sempre area di interesse di Rondine che tornerà al centro del progetto Opera Segno di Mediterraneo Frontiera di Pace, presentata al termine delle giornate di Bari di febbraio. Progetto a guida Caritas che vedrà la collaborazione di Rondine per la formazione alla leadership di 12 giovani provenienti da tutto il Mediterraneo.

La necessità di curare la formazione di una giovane classe per quest’area è stata sottolineata nel corso dell’incontro anche da Fayiz Khouri, Ambasciatore del Regno hascemita di Giordania in Italia: “Siamo di fronte a una crisi che offre l’opportunità di lavorare insieme. La gioventù è essenziale. Rondine con il suo approccio creativo può creare nuove idee che possono essere discusse in tutto il mondo, pensando a come possiamo usare questa unificazione”.

Apprezzamento che non è mancato neanche da parte di Nicola Minasi, Ambasciatore d’Italia in Bosnia ed Erzegovina “Sono felice di vedere che questo è lo spirito di Rondine – ha affermato –  È importante non essere ingenui, ci vogliono tempo e sforzi per cambiare le cose, ma dobbiamo provarci”.

Lo sa bene Clèment Sangarè, maliano, intervenuto a nome del network che riunisce gli ex studenti di Rondine per rafforzare la loro capacità di impatto nelle aree di conflitto. E’ lui che ci ricorda come “Un leader senza visione, che non sa ascoltare, che non sa come comunicare, lavorare con gli altri, non è un leader” come ricorda di aver imparato a Rondine. “La formazione a Rondine consente di discernere tra tutto questo e maturare. Rondine accompagna i giovani per attivare questa leadership nel mondo”. Clement è tornato nel suo Paese da un anno, dopo il suo percorso di formazione a Rondine e sta realizzando il progetto che ha ideato all’interno della Campagna della Cei “Liberi di partire, liberi di restare”. “Il nostro sogno – afferma Clement –  è di aiutare i giovani del Mali, coloro che non hanno avuto le opportunità e si trovano spesso sulla via della migrazione o del terrorismo e della droga o delle miniere d’oro che finisce per distruggere loro e l’ambiente”. La sua idea è quella di partire dall’agricoltura, perché “la terra non mente” e il suo progetto intende non solo permettere lo sviluppo di risorse primarie ma anche affrontare uno dei grandi conflitti del Mali che è legato proprio alla terra e divide I gruppi sociali di agricoltori e allevatori. “Dopo due anni fuori dal mio Paese, ho avuto una nuova visione ma mi sono reso contro che non è facile cambiare le cose nel modo in cui noi vorremmo. La parola pazienza, che Rondine ci insegna è la chiave – conclude Clement –  Possiamo tutto con pazienza”. “Non è automatico che l’umanità esca migliore da questo momento”. Ci ha ricordato infine il Presidente Franco Vaccari: “Quello che possiamo fare è dare il nostro contributo come stiamo facendo noi ora. A Rondine pratichiamo la concretezza, coltiviamo grandi sogni ma poi facciamo il passo possibile. Anche la campagna Leaders for Peace nasce con questo spirito”.